Ponte Milvio, 312 d.C.

L’ANGOLO DEL WARGAME

Ponte Milvio, 312 d.C.

di Marco Ortalda

Ponte Milvio, 312 d.C.

La battaglia senza luogo, senza numeri e forse senza ponte

di Marco Ortalda

Il 28 ottobre del 312 un imperatore annega nel Tevere e un altro si avvia a cambiare il volto dell’Europa. Eppure di quella giornata sappiamo sorprendentemente poco: non il luogo esatto dello scontro, non il numero degli uomini e nemmeno quale ponte sia crollato sotto il peso dei fuggiaschi. Le fonti si contraddicono, i monumenti tacciono e quasi tutto ciò che sappiamo lo hanno scritto i vincitori.

Per chi ama il wargame storico è una sfida irresistibile. Nel mio club, La Piccola Armata di Torino, ci siamo chiesti come si porta sul tavolo, con miniature e regolamento, una battaglia che gli stessi cronisti raccontano in modi diversi. Questo articolo ripercorre il lavoro di ricerca: come si arriva a Ponte Milvio, che cosa dicono (e non dicono) le fonti, quali eserciti si affrontano, dove si combatte davvero e che cosa tutto questo significa quando si prova a trasformarlo in uno scenario.

Come si arriva a Ponte Milvio

Senza l’antefatto la battaglia non si capisce, e l’antefatto è un intreccio di ambizioni, tradimenti e matrimoni combinati che ricorda Game of Thrones, con la differenza che qui è tutto vero. Ecco l’essenziale.

  • 284-293. Il sistema di Diocleziano. Dopo mezzo secolo di colpi di stato (ventidue imperatori tra il 235 e il 284, quasi tutti morti di morte violenta) Diocleziano capisce che un solo uomo non può difendere tutti i confini. Si associa Massimiano come co-imperatore e, nel 293, affianca ai due Augusti due Cesari, ufficiali di provata abilità destinati a succedere: Costanzo Cloro in Occidente e Galerio in Oriente.
  • Il sistema si inceppa. Diocleziano e Massimiano abdicano. Costanzo e Galerio diventano Augusti e nominano due Cesari scelti da Galerio: Severo e Massimino Daia. Nel nuovo assetto non c’è posto per i figli degli imperatori: Costantino, figlio di Costanzo, e Massenzio, figlio di Massimiano e genero di Galerio.
  • Due usurpatori. Quando Costanzo muore a York, le truppe acclamano Costantino. Pochi mesi dopo, a Roma, irritata dalle tasse volute da Severo e Galerio, dal grano africano dirottato verso Milano e dallo scioglimento della guardia pretoriana, una parte della città e dell’esercito acclama Massenzio. Il 28 ottobre 306 è il giorno del suo dies imperii: ricordiamolo, perché tra sei anni esatti tornerà a pesare.
  • Sei imperatori. Severo muove contro Massenzio, ma i suoi soldati passano dalla parte di Massimiano, richiamato dal figlio: Severo fugge, è catturato a Ravenna e morirà in prigionia. Anche Galerio invade l’Italia e deve ritirarsi. Massimiano offre in sposa la figlia Fausta a Costantino, ma poi entra in conflitto con il figlio e si rifugia in Gallia.
  • Il vertice di Carnuntum. Diocleziano, ormai ritirato, convoca i contendenti sul Danubio. Licinio è nominato Augusto, Costantino è “retrocesso” a Cesare, Massimiano abdica per la seconda volta e Massenzio, non invitato, è dichiarato nemico pubblico.
  • Il tradimento di Massimiano. Costantino gli affida un comando in Gallia, ma mentre lui combatte contro i Franchi Massimiano si proclama di nuovo Augusto. Costantino accorre e lo assedia a Marsiglia, dove la popolazione apre le porte: Massimiano muore poco dopo, forse costretto al suicidio.
  • Le alleanze. Muore Galerio. Licinio e Daia si spartiscono l’Oriente, Costantino promette a Licinio la sorella Costanza, Daia riconosce Massenzio come pari. La guerra tra Costantino e Massenzio è ormai solo questione di tempo.

La campagna d’Italia (primavera 312)

Costantino attraversa le Alpi agli inizi della primavera, con un’armata ridotta rispetto alle sue risorse perché non vuole sguarnire le frontiere. La stagione sorprende i generali di Massenzio.

Susa. La prima città sulla strada oppone resistenza. Costantino offre il perdono in cambio dell’apertura delle porte, riceve un rifiuto e ordina l’assalto. Le porte prendono fuoco e l’incendio minaccia la città, ma è lui stesso a ordinare di spegnerlo: vuole presentarsi come liberatore, non come conquistatore.

Torino. Il prefetto del pretorio Ruricio Pompeiano manda contro di lui un forte contingente di cavalleria pesante (clibanarii e catafractarii). Costantino conosce i trucchi collaudati contro questo tipo di cavalleria, già usati da Aureliano contro i generali di Zenobia: arma i fanti di prima linea con pesanti mazze, adatte a colpire la testa dei cavalli, e, secondo Le Bohec, schiera i suoi su tre formazioni a cuneo. Quando i cavalieri nemici caricano a cuneo contro il centro, questo arretra a V rovesciata (il forfex). I corazzati di Massenzio perdono lo spazio per manovrare e vengono circondati dalla fanteria ai lati. La distruzione è totale.

Milano e Brescia. Lasciate guarnigioni a Ivrea e Torino, Costantino entra a Milano da trionfatore. I soldati hanno ordine di non saccheggiare e circola la promessa che, da imperatore, ripristinerà l’esenzione fiscale dell’Italia. Pompeiano, che aspettava l’attacco da est, ha concentrato l’esercito a Verona e manda un altro contingente di cavalleria: viene sconfitto nei pressi di Brescia.

Verona. Il prefetto si arrocca dietro le mura, protette su tre lati dall’Adige. Costantino pone l’assedio, ma Pompeiano esce di nascosto e torna con un secondo esercito: Costantino rischia di trovarsi, come Cesare ad Alesia, assediato e assediante insieme. A differenza di Cesare divide le forze e muove con unità scelte contro i rinforzi. Sappiamo poco dello scontro, ma secondo i Panegirici latini è una vittoria pesante. Verona si arrende e subito dopo Aquileia, Modena e Ravenna salutano Costantino come liberatore. La strada per Roma è aperta.

Quattro fonti, quattro battaglie

Il problema nasce qui. Le fonti sul giorno decisivo sono molte, ma non coerenti. Ne confrontiamo quattro, scelte tra le più significative.

Fonte Quando e dove nasce Il ponte Massenzio Lo scontro
Lattanzio, De mortibus persecutorum (latino) Circa 313-315 (datazione discussa); autore cristiano, precettore di Crispo, figlio di Costantino Ponte Milvio: Massenzio lo attraversa e ordina di tagliarne un’arcata Celebra al Circo Massimo i sei anni di regno, consulta i libri sibillini, poi raggiunge l’esercito Battaglia aspra, poi i soldati di Massenzio cedono e fuggono: molti annegano nel Tevere, compreso l’imperatore
Eusebio, Historia Ecclesiastica e Vita Constantini (greco) La prima opera intorno al 324; la seconda dopo la morte di Costantino (337) Ponte Milvio già distrutto; Massenzio usa un ponte di barche Accompagnato dai pretoriani Breve scontro, ritirata sul ponte di barche che cede sotto il peso
Nazario, panegirico (latino) Marzo 321, letto al Senato in occasione dei quinquennalia dei Cesari Non menzionato Schiera l’esercito con il Tevere alle spalle, in formazione profonda quanto larga Costantino attacca per primo con la cavalleria, il nemico fugge, il Tevere è quasi bloccato dai cadaveri
Zosimo, Storia nuova (greco, V secolo) Racconto sintetico, scritto un secolo e mezzo dopo Ponte di barche in due metà unite da arpioni di ferro facili da togliere Dopo gli oracoli favorevoli, esce da Roma e attraversa il fiume Costantino carica con la cavalleria e la sbaraglia; i coscritti italici e africani fuggono, i pretoriani restano e combattono. Il ponte crolla sotto i fuggiaschi

Se le leggiamo in controluce, le quattro fonti concordano su pochi punti essenziali: lo scontro avviene a ridosso di Roma, i soldati di Massenzio hanno il fiume alle spalle, la cavalleria di Costantino ha un ruolo decisivo, i pretoriani resistono più degli altri e il ponte, di qualunque tipo sia, cede durante la ritirata trascinando con sé Massenzio. Divergono invece su quasi tutto il resto: il tipo di ponte, il momento in cui Massenzio entra in scena, chi muore e come.

Il segno nel cielo

Il dettaglio che ha reso celebre la battaglia, e che qui vogliamo trattare con prudenza, è quello religioso. Per Lattanzio, la notte prima dello scontro Costantino viene avvertito in sogno di far apporre sugli scudi il “segno celeste di Dio”, una X attraversata da una linea con la sommità piegata, che l’interpretazione tradizionale legge come il Chi-Rho. Eusebio, nella Vita, aggiunge una visione in pieno giorno: una croce di luce con la scritta “con questo segno vinci”, all’imperativo e non al futuro come nella versione latina in hoc signo vinces. Nella stessa opera racconta che Costantino fece costruire il labarum.

È difficile immaginare che, alla vigilia della battaglia, migliaia di scudi siano stati ridipinti. I rilievi dell’arco di Costantino mostrano scudi con le insegne tradizionali delle singole unità. Il labarum, inoltre, compare sulle monete solo dopo il 326, durante la guerra contro Licinio. È più probabile che Costantino abbia raccontato un sogno propizio ai suoi soldati: per un comandante alla vigilia di una battaglia contro un nemico più numeroso, motivare gli uomini conta più di una questione di fede.

Gli eserciti

Costantino. Controlla Britannia, Gallia, Spagna e Germania. Secondo i Panegirici non sguarnisce i confini e scende in Italia con una forza scelta di circa 40.000 uomini; secondo Zosimo, invece, i fanti sono 90.000 e i cavalieri 8.000, arruolati anche tra i barbari sconfitti. Alcuni storici, tra cui Yann Le Bohec, ritengono più attendibile la cifra dei Panegirici. Delle unità sappiamo poco: sull’arco compaiono i Cornuti, auxilia palatina di origine germanica ricordati dalla Notitia Dignitatum, e i Mauri, arcieri a cavallo molto diffusi negli eserciti tardoantichi.

Massenzio. Le fonti gli attribuiscono tra 100.000 (Panegirici) e 120.000 uomini (Zosimo), ma sparsi per la penisola. A Ponte Milvio schiera almeno dieci coorti di pretoriani (in teoria 5.000 uomini), coscritti italici e africani (tra cui reparti della Legio II Parthica e della Legio III Augusta) e vessillazioni di cavalleria maura. La qualità è molto variabile: è plausibile che i coscritti avessero addestramento e motivazione inferiori a quelli dei veterani di Costantino.

Gli storici costantiniani dipingono Massenzio come un tiranno folle, ma i fatti raccontano altro. Resiste per sei anni a Severo, a Galerio e alla rivolta in Africa di Lucio Domizio Alessandro. I pretoriani gli restano fedeli fino alla morte, anche quando il padre Massimiano cerca di convincerli del contrario. Probabilmente non era un generale all’altezza di Costantino, ma doveva avere un certo carisma. Persino Costantino, dopo la vittoria, mantiene in vigore molti suoi atti, che la damnatio memoriae del Senato avrebbe fatto decadere.

Per le cifre di Ponte Milvio gli storici moderni sono più cauti: tra i 25.000 e i 40.000 uomini per parte, con un vantaggio numerico per Massenzio.

Il campo di battaglia

È la parte più sorprendente. Una battaglia riconosciuta come decisiva dagli stessi contemporanei non ha lasciato un monumento che ne indichi il luogo.

L’arco di Costantino. I fregi mostrano un ponte diroccato su acque tempestose in cui annegano i soldati di Massenzio. L’arco, dedicato dal Senato a Costantino nel 315 per i suoi decennalia, è una fonte da valutare con attenzione: è in buona parte costruito con rilievi e pannelli recuperati da monumenti di Traiano, Adriano e Marco Aurelio, e sulla sua storia costruttiva gli studiosi discutono. Sono invece contemporanei a Costantino i rilievi dedicati all’assedio di Verona e alla battaglia di Ponte Milvio.

La via Flaminia e Malborghetto. Costantino arriva da nord lungo la Flaminia. Al diciannovesimo chilometro da Roma sorge Malborghetto, un edificio che oggi sembra un casale: sul muro c’è una targa in ricordo di un Costantino, ma è Costantino Pietrasanta, l’erborista che lo ristrutturò nel Cinquecento. In realtà il nucleo è un tetrapilo del IV secolo, un monumento cubico con una porta su ogni lato, tipicamente eretto presso un incrocio a scopo celebrativo (come quelli di Settimio Severo a Leptis Magna o di Galerio a Salonicco). È uno dei luoghi in cui Costantino potrebbe aver posto il campo.

Saxa Rubra o Tor di Quinto? Nel 361 Aurelio Vittore scrive che Massenzio incontrò Costantino a Saxa Rubra, a nove miglia da Roma. Molti studiosi però collocano lo scontro più vicino al ponte, nella zona di Tor di Quinto, alla quinta pietra miliare della Flaminia: lì si era accampato Antonio Primo nel 69 d.C. prima di attaccare Vitellio, e l’area può ospitare 50.000-60.000 uomini.

Gli scavi. Nel 2006, durante gli scavi per il Nuovo Mercato di Ponte Milvio, sono emerse lance, lamine d’argento di un elmo e una punta di freccia. Le lamine, in particolare, sembrano appartenere alla cresta metallica di un elmo del III-IV secolo, molto diffuso nell’esercito di Costantino. Non è una prova definitiva, ma sostiene l’ipotesi del luogo più vicino al ponte.

Dal libro al tavolo

Quando si trasforma tutto questo in uno scenario, ogni scelta è un’ipotesi. Ecco come le abbiamo impostate, e come si potrebbero impostare in un’altra sessione di gioco.

Il terreno. Una piana tra la Flaminia e il Tevere, con il fiume lungo il lato di Massenzio e il ponte (di pietra o di barche, a seconda della fonte) come unica via di ritirata. Il fiume alle spalle è un elemento narrativo importante: Nazario insiste su una posizione senza scampo e le altre fonti raccontano tutte la stessa catastrofe finale.

Le forze. Le stime moderne suggeriscono un vantaggio numerico di Massenzio, che nel gioco conviene compensare con la qualità: pretoriani solidi, coscritti italici e africani poco affidabili, cavalleria maura rapida ma da usare con cautela. Costantino ha meno uomini ma più motivati, e una cavalleria che nelle fonti fa la differenza.

Il ponte. Il crollo è il cuore della battaglia. Si può rappresentare con una regola semplice: il ponte regge un numero limitato di unità per turno e, se viene sovraccaricato durante una ritirata, si effettua una prova di cedimento. Per la versione di Zosimo, con il ponte di barche a due metà unite da arpioni, si può prevedere in alternativa che un’azione specifica lo faccia cadere deliberatamente.

Il morale. Nelle fonti i pretoriani resistono mentre gli Italici e gli Africani fuggono: conviene dare ai primi una soglia di rottura più alta, ai secondi più bassa, e lasciare l’iniziativa a Costantino nel primo turno con la sua carica di cavalleria.

Gli scenari. Si può giocare la versione “storica” (Zosimo e Nazario: attacco di Costantino, ritirata sul ponte), quella di Lattanzio (Massenzio che arriva a battaglia già iniziata, con il rischio che la sua presenza ribalti il morale) oppure una variante in cui Massenzio rinuncia allo scontro in campo aperto e si chiude dietro le mura di Roma. Quest’ultima è controfattuale, ma non è un’idea balzana, perché le fonti ricordano che i libri sibillini lo spinsero a uscire.

Conclusioni

Cosa resta, dunque, di Ponte Milvio? Se cerchiamo certezze, poco: ignoriamo il punto esatto dello scontro, la consistenza reale degli eserciti e persino quale ponte cedette sotto il peso dei fuggiaschi. Se guardiamo alle conseguenze, moltissimo. Pochi giorni dopo, Costantino entra a Roma da vincitore e secondo alcune fonti la testa di Massenzio viene portata per le vie della città. I pretoriani, che le fonti dicono caduti al loro posto, vengono sciolti e la loro caserma demolita: con loro finisce la storia della guardia imperiale. A Milano, nel 313, l’accordo con Licinio apre la strada alla tolleranza verso i cristiani e, nel 324, Costantino resterà padrone unico dell’Impero.

Per chi prova a portare questa battaglia sul tavolo la lezione è proprio l’incertezza: ogni scelta di scenario è un’ipotesi da dichiarare, non una verità da imporre. È forse questo il bello del wargame storico: ci obbliga a leggere le fonti con diffidenza e a immaginare ciò che i cronisti hanno taciuto.

Di Massenzio, colpito dalla damnatio memoriae, rimane la basilica ai Fori Imperiali e uno straordinario ritrovamento. Nel 2006, nei pressi del Palatino, sono stati scoperti quelli che gli studiosi ritengono i soli scettri di un imperatore romani giunti fino a noi: due globi di vetro verde dorato e una sfera di calcedonio su un fiore a otto petali. Erano nascosti in una borsa di pelle e mi piace pensare che qualcuno dei suoi seguaci li abbia salvati dalle grinfie del “Liberator Urbis”, per far arrivare fino a noi il ricordo di un uomo che ebbe il coraggio di sfidare uno dei più grandi generali dell’Impero.

Bibliografia essenziale

  • Alessandro Barbero, Costantino il vincitore, Salerno Editrice
  • Yann Le Bohec, L’armée romaine sous le Bas-Empire, Picard
  • Zosimo, Storia nuova, Stamperia di Paolo Andrea Molina
  • Michael Grant, Gli imperatori romani, Newton & Compton
  • Marina Piranomonte, Barbara Ciarrocchi, Nuovi dati sulla battaglia di Ponte Milvio
  • Ross Cowan, Milvian Bridge AD 312, Osprey Publishing
  • Andrea Frediani, Le grandi battaglie di Roma antica, Newton & Compton
  • VV., Archeologia, anno 3 n. 2, “Le insegne di Massenzio”

Miniature: Armour & Aquila, Victrix Miniatures, Gripping Beast, Warlord Games. Dipinte da Marco Ortalda. Elementi scenici: La Piccola Armata di Torino.

 

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