Andata e Ritorno, da Ludostoria a Torino sulle tracce di San Marciano
Tutto si tiene. Non devono esistere steccati, mura e confini tra gli appassionati di storia e soprattutto tra quelli che vogliono studiare, interpretare, capire e infine rivivere la storia nei modi più diversi e più innovativi. Rivivere nel senso di ludus, che non è soltanto il “gioco” inteso come semplice passatempo e forse nemmeno il game, più legato nella tradizione anglosassone alla caccia e alla competizione. Meglio parlare di ludus, che ha quasi un valore sacrale, di celebrazione della natura e dell’uomo, fatto di ingegno e fisicità. Ma che connessione si può stabilire tra Ludus e Historia, che è prima di tutto narrazione e rievocazione? Ecco, la connessione siamo noi e soprattutto sono le cose che facciamo, alle quali ci dedichiamo da una vita. Mappe, pedine, carte, dadi, diagrammi, tabelle di probabilità (e imprevisti)… ma anche ricerca seria e vissuta sugli strumenti della storia, sugli oggetti, sui materiali, sulle armi.
Ecco, appunto, le armi. Non per celebrarle come feticci, ma piuttosto per conoscerle come testimonianze dell’ingegno dell’uomo, della sua manualità, del suo lavoro. E anche della sua aggressività, che non può essere negata o esorcizzata ma va compresa e inquadrata nel continuum storico. Non c’è da meravigliarsi, quindi, se oltre a dedicarmi da sempre ai giochi di simulazione (lo so, è un mio vezzo ma preferisco questa dizione a quella nobile, ma un po’ riduttiva di wargames o anche boardgames) mi sono appassionato più o meno da sempre alla storia delle armi e ai suoi intimi rapporti con la tecnologia, la scienza, l’economia e, perché no, con la psicologia.
Le armi possono dirci molto su una società, sulle sue idee predominanti, sulla sua organizzazione, sul suo modo di rapportarsi con le altre aggregazioni umane: perché le armi sono il principale strumento, deprecabile quanto si vuole, con il quale incutere rispetto o timore, manifestare la propria forza e difendersi dalla forza altrui.
Le armi richiedono destrezza e precisione, tanto a livello individuale quanto a livello di intere collettività: in questo caso per usarle nel modo migliore è necessaria la massima coesione e la cooperazione tra i combattenti. Essi devono saper modificare rapidamente il proprio schieramento sul campo, muovendosi insieme e resistendo insieme agli attacchi di un possibile nemico: quindi tutti i componenti del gruppo debbono porre la loro capacità di usare le armi al servizio della collettività combattente.
Le armi, soprattutto quelle realizzate con materiali pregiati, possono essere anche simbolo di potere e di ricchezza ed essere testimonianza di tecniche raffinate, sia nella lavorazione sia, soprattutto a partire dall’avvento delle armi da fuoco, di meccaniche di crescente complessità e precisione.
La produzione e il commercio delle armi, a loro volta, hanno importanti riflessi sull’industria e sull’economia; comportano movimenti di capitali, rilevanti investimenti pubblici nel caso degli armamenti militari, problemi di ordine pubblico in caso di maggiore circolazione degli armamenti privati, legali o illegali. Tutte questioni di scottante attualità, ma non nuove alla storia.
Accanto allo studio delle armi, grazie anche al parallelo interesse per le istituzioni militari, è fiorita una vasta gamma di discipline che studiano i materiali legati allo sviluppo e all’organizzazione delle forze armate: dall’uniformologia alla vessillologia (lo studio delle bandiere), al collezionismo di testi specializzati. Sempre più si è diffusa la consapevolezza che tutti questi materiali, sia per il loro valore documentale e in molti casi artistico, sia per la loro fragilità e deperibilità, necessitano di cure particolari e di un’adeguata tutela.
Allo studio, alla collezione e alla conservazione delle armi e delle altre testimonianze di storia militare, si dedicano numerose associazioni in Europa, in America e nel resto del mondo: cito, a titolo di curiosità e per la validità delle loro pubblicazioni, la Heritage Arms Society con sede in Adelaide, Australia. Forse la più prestigiosa, ma potrei essere smentito da altri più informati di me, è la Arms & Armour Society, che ha la sede a Potters Bar, una cittadina dell’Hertfordshire. In Francia, tanto per non suscitare reazioni negative da parte dei cugini d’oltralpe, non si può prescindere dal Musée de l’Armèe e dalle sue pubblicazioni (sede agli Invalides a Parigi e se non ci siete andati almeno una volta dovete giurare di andarci quanto prima). Tutte le Associazioni e i musei che nel mondo si dedicano a questi soggetti fanno in qualche modo capo all’ICOMAM, International Committee for Museums and Collections of Arms and Military History.
In Italia l’associazione più importante, della quale mi onoro di far parte e che segnalo a quanti vogliono approfondire la conoscenza delle armi antiche e trovare preziosa documentazione anche sulle uniformi, le bandiere e altri materiali legati alla storia militare, è l’Accademia di San Marciano. Fondata nel 1951 a Torino da un gruppo di appassionati e collezionisti di armi antiche, l’associazione sin dal 1954 pubblica un Bollettino annuale, “Armi Antiche”, distribuito solo agli iscritti, ma gli arretrati si possono reperire abbastanza facilmente su eBay per cifre davvero modiche e, credetemi, ogni numero vale assolutamente la spesa. Ça va sans dire, se passate da Torino, visitate a tutti i costi l’Armeria Reale!
L’Accademia ha organizzato manifestazioni e convegni dedicati allo studio delle armi antiche e degli altri oggetti connessi alla storia militare. Nel novembre 2018 un socio autorevole dell’Accademia, Marco Merlo, Redattore capo del Bollettino «Armi Antiche», ha organizzato al Museo delle Armi «Marzoli» di Brescia, di cui è Conservatore, il convegno internazionale Il Museo Marzoli e le armi lombarde, al quale sono intervenuti come relatori rinomati studiosi competenti in diversi settori e provenienti da numerosi Paesi (per inciso, se passate vicino a Brescia e non andate a visitare il Museo Marzoli, siete degli sciagurati).
Su “Armi Antiche” hanno scritto i maggiori esperti in materia di armi antiche, uniformi, bandiere e storia militare. Se riuscite a procurarvi una copia del Bollettino del 2021, ci troverete anche, di Riccardo e Sergio Masini, “Le origini del gioco della guerra: dagli «Scacchi militari» al Kriegsspiel”! Comunque, se per il momento non avete voglia di spendere, c’è parecchio materiale anche sul sito dell’accademia, www.accademiasanmarciano.it.
Infine, se per caso vi venisse la balzana voglia di iscrivervi, trovate tutti gli estremi nello stesso sito e potete sempre mettervi in contatto con il sottoscritto, che guarda caso è anche il Segretario dell’Accademia: masini.sergio@gmail.com.
Nei prossimi mesi potenzieremo il sito e la pagina Facebook dell’Accademia. Le proposte e le collaborazioni sono gradite. Speriamo che il “gemellaggio” tra vecchie e prestigiose associazioni e nuove e dinamiche realtà come Ludostoria possa dar vita a interessanti iniziative comuni. Ah, e la prossima volta vi parlerò della SISM (Società Italiana di Storia Militare). En garde!
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