Days of Ire: Budapest 1956
Per Days of Ire: Budapest 1956, emerge il ritratto di un gioco da tavolo profondamente radicato nel suo contesto storico, che cerca di tradurre gli eventi della Rivoluzione Ungherese del 1956 in meccaniche di gioco cooperative (nella modalità Zhukov qui da me provata).
Il flusso di gioco si articola sui sette giorni di rivoluzione, scandita giorno per giorno attraverso tre fasi distinte: la Fase Sovietica, la Fase Rivoluzionaria e la Fase dell’Autorità per la Protezione dello Stato (SPA). Questa ciclicità promette una tensione crescente, dove le azioni dei giocatori nella Fase Rivoluzionaria sono la risposta diretta alle minacce e agli eventi introdotti dalla Fase Sovietica, gestita dal mazzo Generale Zhukov, e seguite dalla pressione costante della Fase SPA. Il sistema del Generale Zhukov, con le sue carte divise per periodo storico e i suoi effetti variabili in base al supporto popolare, appare come un meccanismo interessante per simulare un avversario automatizzato, capace di generare sia ostacoli che, occasionalmente, piccoli aiuti, aggiungendo un elemento di imprevedibilità.
Il cuore dell’esperienza per i giocatori rivoluzionari risiede nella gestione delle carte Rivoluzionarie e alla selezione delle azioni. Le carte fungono da risorsa multifunzionale, fornendo icone necessarie per risolvere eventi, combattere le forze nemiche, o attivare abilità speciali. Questa gestione della mano, con un limite di dieci carte e regole precise sulla pesca e la distribuzione, suggerisce che ogni carta scartata per il movimento o utilizzata per un’azione deve essere valutata attentamente. Le azioni disponibili offrono un ventaglio di scelte tattiche: dal movimento strategico sulla mappa di Budapest, all’attivazione dei combattenti locali (ognuno con potenziali abilità uniche), alla risoluzione degli eventi storici che appaiono sul tabellone, fino al confronto diretto con le unità della Milizia e i carri armati Sovietici. La risoluzione degli eventi e il combattimento sembrano richiedere una raccolta mirata di icone risorsa, promuovendo la collaborazione tra i giocatori per combinare efficacemente le carte e le abilità dei combattenti presenti sul luogo.
Per un giocatore esperto, la meccanica di accumulare risorse specifiche per risolvere eventi o raggiungere obiettivi non rappresenterà una novità. Tuttavia, ritengo che in questo titolo, a mio modesto parere, venga sfruttata in modo efficace ed è funzionale alla narrazione storica. A differenza di Pandemic, dove scartare carte Città per trovare la cura ad una malattia richiede un consapevole sforzo di ‘sospensione dell’incredulità’. Al contrario, in questo gioco, la necessità di raccogliere tre bombe Molotov per poter solo pensare di attaccare un carro T-54 a Kossuth Square, o di procurarsi risorse come Informazioni (radio) e Cibo per dar seguito all’evento ‘Richieste degli studenti dell’Università di Tecnologia’, risulta sicuramente più immersiva e coerente con gli eventi che si stanno “vivendo”.
L’interazione tra i giocatori, nella modalità Zhukov, è puramente cooperativa. Il regolamento incoraggia la discussione strategica (pur non potendo mostrare le carte), la condivisione di risorse (tramite l’azione specifica di dare/prendere carte nello stesso luogo) e la coordinazione delle mosse per affrontare le sfide comuni. La necessità di decidere collettivamente come assorbire i “colpi” (hits) inflitti dalle forze nemiche – scegliendo tra ferire un giocatore, perdere un combattente o una barricata – sottolinea ulteriormente l’aspetto collaborativo e la gestione comune del rischio.
Dal punto di vista dell’originalità, Days of Ire combina meccaniche consolidate (gestione mano, punti azione, controllo area) con un’ambientazione storica specifica e trattata con rispetto e dettaglio mentre l’uso dei tracciati Morale e Supporto come elementi dinamici che influenzano il gioco (dalla pesca delle carte all’attivazione degli effetti delle carte Zhukov) saranno ripresi nel gioco successivo Nights of Fire.
Come già detto, l’aderenza tematica appare fortissima. I nomi delle carte Evento, le abilità dei combattenti, le unità nemiche (SPA, carri T-34/T-54), i luoghi iconici di Budapest sulla mappa e la stessa struttura narrativa che segue i sette giorni cruciali della rivolta, contribuiscono a immergere i giocatori nel contesto storico. Le meccaniche stesse, come la lotta per risolvere eventi prima che diventino troppi, la gestione del morale che può portare alla sconfitta, e la costante minaccia delle forze di occupazione e della SPA, sembrano voler riflettere la precarietà e l’urgenza della situazione storica.
Ma l’esperienza offerta da un gioco come ‘Days of Ire’ va oltre il puro divertimento. È un’occasione preziosa per entrare in contatto con la storia: giocando, si impara molto sulla Rivoluzione Ungherese e sulla concitata sequenza di eventi di quei giorni. Come sostengo sempre, un gioco da tavolo storico ben fatto ha il potere, e forse anche il compito, di accendere la nostra curiosità verso avvenimenti che altrimenti rischieremmo di ignorare; ne consegue che giocare Days of Ire possa fornire il contesto cruciale che permette di comprendere le dinamiche e le difficoltà affrontate dai rivoluzionari nei sette giorni qui narrati facendoci capire meglio la ferocia dell’Intelligenza Artificiale avversaria in Nights of Fire (gioco dello stesso autore ma che fa riferimento ai giorni successivi della rivoluzione ungherese). La modalità Konev di Nights of Fire sembra quasi incarnare la volontà sovietica di far pagare duramente l’affronto subito durante gli eventi rappresentati in Days of Ire, quando gli insorti ungheresi riuscirono a tenere testa al potente esercito russo.
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