Alla scoperta del Wargame 3D

L’ANGOLO DEL WARGAME

Alla scoperta del Wargame 3D

di Marco Ortalda

Se digitiamo “wargame” sul sito della Treccani, la definizione che compare è questa:

“Gioco consistente nella ricostruzione di azioni belliche del passato, o nell’invenzione di battaglie di fantasia, che riproducono scenari reali e sui quali si muovono pedine di cartone o miniature le cui caratteristiche corrispondono, nella finzione del gioco, a quelle reali.”

Corretto, certo. Ma se volessimo davvero raccontare cos’è oggi il wargame, quella definizione sembrerebbe un po’ fredda e incompleta. Perché il wargame non è solo “un giocare con i soldatini”. È curiosità, immaginazione, voglia di scoprire. È un po’ come quella frase con cui Albert Einstein descriveva sé stesso: “Non ho particolari talenti, ma sono solo dannatamente curioso”.

Chi si avvicina ai wargame lo fa per mille motivi diversi: c’è chi ama la storia, chi si perde nei dettagli delle uniformi, chi si appassiona alle regole e chi, semplicemente, si diverte a vivere avventure strategiche in buona compagnia. E, spesso, per giocare, non basta la passione: servono geografia, un pizzico di matematica e, perché no, anche qualche lingua straniera per leggere regolamenti e fonti.

Ma per capire meglio questo mondo, dobbiamo fare qualche passo indietro.

Prima ancora della scrittura, l’uomo aveva già il bisogno di rappresentare e pianificare. Nelle pitture rupestri troviamo scene di caccia: piccole “mappe” primitive in cui le tribù mettevano in ordine le proprie strategie per affrontare la più antica delle battaglie, quella contro la fame.

E se spostiamo lo sguardo un po’ più avanti, eccoci in pieno cinema hollywoodiano: Cesare o Alessandro Magno che, con pedine di legno malamente intagliate, illustrano i propri piani ai generali. Magari l’accuratezza storica non è il punto forte di Hollywood, ma una cosa è certa: i condottieri del passato avevano davvero bisogno di schemi, miniature o mappe per far comprendere le proprie manovre.

Perfino gli scacchi, che risalgono almeno al VI secolo d.C., non sono altro che una versione astratta e stilizzata di un wargame. Ma la vera svolta arriva nel Settecento.

Nel 1780 Johann Hellwig pubblica un testo dal titolo affascinante e ambizioso: Tentativo di costruire sugli scacchi un gioco tattico giocabile da due o più persone. La sua intuizione? Introdurre elementi di terreno e miniature che rappresentano le diverse armi di un esercito: artiglieria, fanteria e cavalleria. Un passo importante, ma ancora abbozzato.

La vera rivoluzione arriva nel 1824, quando un giovane ufficiale prussiano, Georg Heinrich von Reisswitz, pubblica il Kriegsspiel. Nelle sue pagine non c’è solo un regolamento: c’è un’idea che cambierà per sempre il modo di pensare la simulazione militare.

Nel Kriegsspiel, due squadre si affrontano muovendo le proprie truppe su mappe dettagliate. Ma non è tutto: entra in gioco una figura inedita, l’arbitro. È lui a conoscere la posizione di tutti, a ricevere gli ordini dei comandanti e a restituire i risultati delle manovre. Le due squadre, al contrario, vedono solo ciò che i propri uomini potrebbero realmente osservare sul campo. Una simulazione che introduce nebbia, incertezza e colpi di scena.

Il futuro feldmaresciallo von Moltke intuisce la portata di questo strumento e lo adotta per l’addestramento degli ufficiali prussiani. E i risultati non tardano ad arrivare: nella guerra Franco-Prussiana del 1870, l’esercito tedesco, formato con il Kriegsspiel, travolge i francesi in appena due mesi.

Non pensiamo però che il wargame sia rimasto confinato nelle accademie militari. Alla fine dell’Ottocento anche i salotti e le case degli scrittori si riempiono di miniature e mappe. Robert Louis Stevenson, l’autore de L’isola del tesoro, giocava con i figli a un suo wargame casalingo. E nel 1913 H. G. Wells, padre della fantascienza, pubblica Little Wars, un vero regolamento pensato per il divertimento domestico.

Il salto verso il mercato arriva negli anni ’50, quando Avalon Hill pubblica Tactics, il primo wargame commerciale da tavolo. È l’inizio di un filone che non si sarebbe più fermato.

Negli anni ’90, con DBA (De Bellis Antiquitatis), il wargame con miniature storiche si arricchisce di campagne e note storiche. Le miniature in 15 mm diventano lo standard e nascono decine di regolamenti.

Oggi, con le stampanti 3D e i file STL, chiunque può costruirsi un esercito in casa, con scenografie e dettagli personalizzati. I blog e i forum permettono di condividere foto, regole casalinghe e scenari. È un mondo in fermento, in cui la tradizione storica incontra la creatività dei giocatori.

I regolamenti moderni offrono esperienze diverse. Ci sono giochi skirmish, in cui ogni miniatura rappresenta un singolo soldato e ogni dettaglio ha il suo peso. E ci sono giochi a grande tattica, in cui si muovono interi battaglioni o corpi d’armata.

Alcuni sistemi permettono persino di passare da un livello all’altro, ampliando la scala senza cambiare regolamento. Questo rende possibile non solo rievocare scontri storici, ma anche costruire campagne epiche, in cui diverse partite si intrecciano per raccontare una storia più grande.

Nel mio club, La Piccola Armata, abbiamo spesso sperimentato queste possibilità. Abbiamo giocato la battaglia di Waterloo e quella di Austerlitz con 21 giocatori e quasi 2.000 miniature su un tavolo di oltre tre metri. In entrambi i casi, Napoleone non è riuscito a cambiare il corso della storia…

Abbiamo anche ricostruito la discesa di Costantino in Italia, dal 312 d.C., rigiocando in sequenza Torino, Verona e il celebre Ponte Milvio. Anche lì, la storia si è ripetuta: Massenzio è caduto, sebbene non affogato nel Tevere ma ucciso sul campo.

Eppure, il bello del wargame è proprio questo: ogni volta la storia può cambiare. Un tiro di dado, un ordine mal interpretato, un colpo di fortuna: tutto può ribaltare un risultato.

Il wargame moderno è un equilibrio sottile: abbastanza semplice da coinvolgere nuovi giocatori, ma sufficientemente realistico da affascinare gli appassionati di storia. Le partite durano il giusto, le regole sono snelle, ma la profondità strategica rimane intatta.

Soprattutto, il wargame è condivisione. È sedersi attorno a un tavolo, discutere di strategie, imparare qualcosa di nuovo e, spesso, farsi sorprendere da un risultato inatteso.

Più che un gioco di guerra, è un gioco di immaginazione, di amicizia e di passione per la storia.

Foto:
Miniature scala 28mm dipinte da Marco Ortalda
Elementi scenici La Piccola Armata di Torino

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