Storicon 2026: la mia prima volta in torneo, tra imperatori e colpi di cannone

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Storicon 2026: la mia prima volta in torneo, tra imperatori e colpi di cannone

di Riccardo Pallotta

C’è un momento preciso in cui il gioco smette di essere solo passione e diventa sfida. Per me è accaduto il 21 e il 22 febbraio 2026, quando sono entrato alla Vaccheria per lo Storicon, il mio primo torneo ufficiale di wargame. Non più una partita rilassante e rilassata, ma un qualcosa che richiedeva almeno una lettura del regolamento prima di sedersi a quel tavolo: che significava inoltre, mettersi alla prova davvero.

La semifinale mi ha riportato in territorio noto, ma in un contesto completamente diverso. Davanti a me Luciano, comandante esperto; accanto al tavolo, nel ruolo di arbitro e supervisore, l’autore stesso del gioco, Sergio Fabra. Giocavamo a Merde!, titolo che avevo già raccontato sulle pagine di LudoStorie, ma che in quel momento sembrava nuovo, quasi più severo. Infatti durante un torneo ogni mezz’ora simulata pesa il doppio. La gestione degli ordini, la disciplina delle unità, la nebbia di guerra, gli ordini da trasmettere bene e in tempo: tutto si amplifica quando sai che un errore non è solo narrativo, ma decisivo.

“Merde!” resta un gioco di equilibrio instabile tra strategia e caos. Le colonne avanzano, l’artiglieria tuona, la fanteria tenta di mantenere la linea, ma il vero campo di battaglia è il morale. Un’unità in rotta può aprire un varco irreparabile; un comandante caduto può spezzare l’intero fronte. In semifinale ho scelto ancora una volta la prudenza, cercando di sfruttare il terreno e obbligare l’avversario a esporsi. Non c’è stata la stessa dimensione epica della prima esperienza, ma una tensione più sottile, quasi impalpabile. Ogni tiro di dado sembrava osservato da Napoleone in persona.

E poi la finale. Cambia il tavolo, cambia il ritmo, cambia il regolamento. Mi sono ritrovato a guidare le truppe in Battlefields of the Napoleonic Wars, ideato da Paolo Mori e Alessandro Zucchini. Qui la guerra si fa modulare: un unico sistema per quattro battaglie diverse, da Rivoli ad Austerlitz, ciascuna con le proprie peculiarità. È un titolo accessibile, ma non superficiale. Il sistema degli Ordini costringe a scegliere quali unità attivare e quando, lasciando inevitabilmente scoperte altre zone del fronte. Non puoi fare tutto, e questo è forse il suo pregio maggiore che lo rende strettissimo.

Le formazioni in linea e in colonna, l’artiglieria che detta il tempo dello scontro, i Rally che restituiscono respiro a un esercito stremato: tutto contribuisce a creare una narrazione dinamica, più fluida rispetto a “Merde!”, ma comunque intensa. Ho percepito alcune affinità con Commands and Colors, soprattutto nella gestione tattica delle attivazioni, ma l’impressione iniziale è che quest’ultimo offra un respiro più ampio e una longevità maggiore. Battlefields, almeno alla prima partita, mi è sembrato più compatto, forse anche più rapido e improvviso nella risoluzione dello scontro finale.

Eppure, proprio in quella rapidità si è consumata la sorpresa. Senza particolare eroismo strategico, ma con una combinazione di scelte accorte e una dose generosa di fortuna, sono riuscito a prevalere. La fortuna dei principianti, si direbbe. O forse la capacità di restare lucido quando il fronte si assottiglia e ogni punto vittoria diventa decisivo sul tracciato dove è nascosto il segnalino che sancisce la fine, piuttosto improvvisa della fine.

Uscendo dalla Vaccheria, con il brusio dello Storicon ancora nelle orecchie, ho capito che il torneo cambia la prospettiva. Non si gioca solo per rivivere la storia, ma per misurarsi con sé stessi. La pressione, il tempo, lo sguardo dell’avversario: sono elementi che trasformano il tavolo in qualcosa di più di una semplice simulazione. È un banco di prova e una rivisitazione della storia stessa. Giocare a inscenare delle battaglie reali fa percepire sensazioni e situazioni che spesso nemmeno lo studioso può vivere.

Non so se la mia vittoria sia stata frutto di merito o di circostanza. So però che questa prima esperienza mi ha insegnato qualcosa che vale per ogni wargame: la storia si può riscrivere, ma solo turno dopo turno, accettando che disciplina e alea camminino sempre fianco a fianco.

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