Peloponnesian War
Non inizia in modo esplosivo quella guerra che è stata definita, a buona ragione, “il suicidio della Grecia”. Piuttosto, come ben chiarisce Donald Kagan nel suo ormai classico libro “Peloponnesian War”, il conflitto nasce dai semi di una strisciante e avita rivalità, quella tra il talasso-impero Ateniese nell’Egeo e la Polis marziale per antonomasia, Sparta. Una guerra che si scatena col casus belli di Epidamno: la città chiede aiuto a Corinto, potente alleato di Sparta, per supportare l’assalto aristocratico alla città e i Corciresi (seconda flotta dopo quella ateniese) intervengono, chiedendo supporto a loro volta ad Atene. Sarà una guerra lunghissima, intervallata dall’armistizio di Nicia, che vedrà non già battaglie campali (ce ne sono solo due: Delio e Mantinea), ma un conflitto di lorogamento, devastazione delle coste e dei campi coltivati, sotterfugi e assalti notturni, cambiamenti di fronte. Ne è il cantore Tucidide, già militare e comandante sul campo, autore di quello che secondo Mark Herman è il più bel libro mai scritto: la storia di una “guerra mondiale” dell’antichità.
Dice lo stesso Herman, autore del gioco: se si chiedesse chi ha vinto la guerra, una risposta accettabile sarebbe “Sparta”; la risposta corretta sarebbe tuttavia: “la Persia”. O meglio, il suo oro.
Peloponnesian War è un gioco crudele, che vi pone di fronte a un sandbox dal respiro immenso, riflesso in una delle più belle mappe mai viste su un tabellone di gioco. L’Egeo del V secolo in tutta la sua maestosità. Tale amplissimo orizzonte potrebbe in principio intimidire: non è semplice capire cosa fare, dopo aver assimilato le meccaniche di gioco. Occorre giocare, provare, muovere le forze in campo, subire sconfitte. Come spesso accade, la cosa migliore è accettare consiglio dalla storia e replicare le scelte realmente effettuate dai comandanti di allora. Volete prendere Epidamno con la flotta corinzia? E perchè non sbarcare con le triremi ateniesi a Pylos, per fomentare una rivolta degli Iloti? Devastare i campi coltivati intorno a Decelea con gli spartiati, mentre gli ateniesi, seguaci della politica attendista di Pericle, si nascondono nei “Long walls” della città? Oppure innescare una rivolta a Chio, foriera di tumulti e secessioni sulla costa ionica? Infine, perchè non conquistare Anfipoli, o perfino Bisanzio, tagliando i vitali rifornimenti ad Atene? Tutto, tutto questo è possibile in Peloponnesian War di Herman. Si resta stupiti della capacità dell’autore nell’ottenere un meccanismo perfetto, di sopraffino equilibrio, che lascia al giocatore la libertà di ricreare tutti gli eventi storici accaduti, pur senza perdere mai in giocabilità e compostezza delle meccaniche.
Vi impegnerete, piano piano capirete come sfruttare le risorse a disposizione, gli elaborati strategemata per colpire al cuore il nemico (aprire le porte di Platea nottetempo?), salperete con la flotta del Pireo, ordirete spedizioni con gli opliti stipati coi contadini tra le lunghe mura che portano al mare; comprenderete come distruggere le coste del Peloponneso per tagliare viveri agli odiati spartani, attaccherete la potente Tebe, sfiderete Corinto, minaccerete Megara; trascinerete gli Argivi in guerra, difenderete Poatidea, assalterete Eraclea. Proprio quando la Nike alata, la Vittoria, inizierà a schierarsi dalla vostra parte arridendovi, ecco! Il gioco vi costringerà a voltarvi, cambiare fazione, passare dalla parte di Sparta, con un repentino e brillante coupe de theatre. Dopo esservi innamorati di Pericle, vi innamorerete di Archidamo. Sarete costretti a lottare contro il peggior opponente che potrete trovare: voi stessi. Più violenti ed efficaci sarete stati col nemico, più in difficoltà vi troverete nel risollevare le sorti della guerra.
Herman, un genio dei nostri tempi, costruisce un gioco fondato sulle gesta del più grande voltagabbana della storia: Alcibiade. Ovvero, voi. Come già evidenziato da Masini nel suo WLOG dedicato al gioco (che consigliamo di guardare), sarete catapultati nel coro greco della vostra stessa tragedia.
Essendo un sandbox, Peloponnesian War vi propone degli scenari. Citandone alcuni, troverete la Campagna completa che si svolge in dieci lunghi turni (sempre che non si inneschi una vittoria istantanea), la Guerra di Archidamo (fase iniziale), la Guerra di Decelea, la Caduta di Sparta che è uno scenario da due giocatori. Sia detto però che il gioco è, sostanzialmente, un solitario: una macchina brutale e perfetta in cui se vincerete, perderete; se perderete, vincerete.
La meccanica di pesca casuale dei comandanti e le consulte degli Auguri renderanno ogni partita diversa, ogni turno diseguale all’altro, ogni spedizione a rischio, ogni assedio una incognita affidata al favore degli Dei. Così come, nella realtà storica, è accaduto.
Non per molto potrete, giocatori, sollazzarvi nel Peana della Pace che Aristofane mette in bocca al vignaiolo Trigeo:
Ripensando il dolce vivere
che la Pace a tempi antichi
vi largiva, o galantuomini,
e le frutta secche, e i fichi,
la mortella e il dolce mosto,
il pratello delle mammole
che fioriva al pozzo accosto,
e l’ulive onde abbiam gola;
alla Diva, di ciò memori,
su’, volgete una parola!
Pochi anni ancora, o Nicia. Il turpe volgere del tempo soffierà le onde della guerra a lambire quinci le alte mura d’Atene, quindi le rocciose coste della Laconia; saranno le atre mani delle Parche, e qualche tiro di dado, a decretare il vostro triste destino nell’Egeo.
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