La preistoria questa sconosciuta
Il passato ha un fascino misterioso per chi si approccia ad esso con occhi curiosi. Si fatica spesso a comprendere come, popolazioni molto antiche, siano riuscite ad evolversi e a progredire in tempi così lontani dai nostri. La ricerca materiale ci spiega come vivevano, quali tipi di oggetti utilizzavano, dove si recavano, quali luoghi frequentavano o quali erano le loro abitudini. Grazie alle fonti storiche siamo anche in grado di comprendere i loro pensieri, le passioni o i legami tra le persone.
Questa chiarezza, questa curiosità analitica ed emozionante, sfuma, si offusca, quasi si sgretola man mano che si passa dal contare per decenni, poi per secoli, poi per millenni. È come se il pensiero comune quasi non fosse in grado di concepire l’ esistenza di popolazioni strutturate così lontane. È come se, finito il tempo delle grandi civiltà conosciute, tutto muta in qualcosa di indecifrabile, racchiuso all’ interno di un nome tanto vasto quanto complesso: la Preistoria.
Lungi da me voler sintetizzare in queste poche righe una scienza così complessa e stratificata. Sono qui sono per trasmettere un’ emozione, quella che ti travolge quando comprendi l’ enormità di questo passato così remoto.
La prima volta che mi trovai tra le mani un reperto preistorico ne rimasi sinceramente stupita. Era un frammento di fondo piatto “a tacco”, con bordo ondulato dovuto alle impressioni digitali. Mi venne subito spiegato che quelle caratteristiche erano tipiche di un periodo preistorico collocato tra la fine del Neolitico e l’ Età del bronzo, l’ Eneolitico, un periodo databile tra il IV e il III millennio a.C. Avevo tra le mani un oggetto di circa 5000 anni fa sul quale si poteva notare il lavoro manuale di una persona vissuta in quel periodo. Io non sono in grado di descrivervi l’ emozione che, ancora oggi, mi pervade quando penso a quel primo momento. È come una connessione diretta con un mondo che è difficile da immaginare, diverso da produzioni ceramiche più “industrializzate” caratteristiche di civiltà antiche più recenti. C’ era un segno, un’ impronta tangibile, visibile, diretta.
Credo che la connessione con la preistoria sia un elemento soggettivo, ma anche educativo. Dal punto di vista scolastico, la preistoria viene affrontata solo in un determinato anno della scuola dell’ infanzia. Poi sparisce. Per sempre. A meno che non si intraprendano specifici studi accademici. E questa collocazione “elementare” fa si che, spesso, la Preistoria sia relegata a “materia per bambini” ed erroneamente affiancata ai dinosauri, in un calderone di confusione da cui persino gli adulti sono inghiottiti.
E allora si mescolano i Grandi Animali del Giurassico con le popolazioni del Neolitico, si mescolano i Grandi mammiferi in ere geologiche indefinite, si mescola la comparsa del genere Homo con costumi Flintstoniani. Confusione. Appunto.
Il mondo del gioco non è estraneo a tale confusione.
Sono note le mie opinioni riguardo al termine “Cavernicoli” utilizzato per il titolo dell’ edizione italiana di Prehistories, gioco destinato ad un target famigliare che può insegnare molto, ma la cui storia deve essere estrapolata dalle meccaniche del gioco, e non dal titolo.
Le “Preistorie”, un termine desueto che sintetizza la capacità di narrare storie attraverso le pitture rupestri, regala un’ immagine potente del gioco e di ciò che vuole narrare. All’ interno del gioco sono implicitamente narrate la Teoria Storico-religiosa dell’ Arte Magica e la Teoria Sciamanica sviluppata da Clottes e Lewis-Williams nel 1966. Tutto racchiuso all’interno di grafiche bellissime, evocative, e una meccanica semplice ed efficace.
Un altro gioco, di recente pubblicazione italiana, ha utilizzato un titolo poco corretto, probabilmente perché più efficace a livello commerciale. Si tratta di Cardline dinosauri, un gioco della serie cardiline la cui meccanica consiste nel posizionare le carte, su un’ immaginaria linea, secondo due fattori stabiliti ad inizio partita: peso e lunghezza. Chi pesa di più tra un Velociraptor e l’ Uomo di Neanderthal? Da questo breve esempio è possibile capire che all’ interno del gioco non vi sono carte con solo dinosauri poiché sono presenti le immagini della stragrande maggioranza di forme di vita apparse sul pianeta.
Cavernicoli e Cardline dinosauri sono entrambi titoli eccezionali e davvero accessibili a chiunque. Resta un po’ l’ amarezza per la poca cura in ambito titolistico. Un’ amarezza che potrebbe essere addolcita da un’ attenzione maggiore per le discipline preistoriche.
Non mancano però, all’ interno del mondo del gioco, lavori eccezionali e scientificamente curati come quelli di Phil Eklund, autore davvero particolare ed appassionato, che ha dedicato diversi titoli alle tematiche preistoriche. Neanderthal è un esempio incredibile di questa attenzione. Un titolo che mette al tavolo da 1 a 3 persone che dovranno scegliere se impersonare una delle tre tipologie di Homo tra Neanderthal, Cro Magnon e Heidelbergensis.
Neanderthal è un titolo difficile da gestire, è quasi un survivor game poiché la sopravvivenza è un fattore importante e diventare la preda di un animale è facilissimo. All’ interno del gioco vengono presi in esame elementi interessanti legati all’ evoluzione umana, come lo sviluppo del linguaggio (suggestiva la plancia personale con il disegno della calotta cranica suddivisa in sezioni), le tecniche di caccia o lo sviluppo in tribù. Gioco estremamente dettagliato, unico nel suo genere e affatto consigliato a chi ha poca esperienza al tavolo. (Immagine 3 – Neanderthal)
Un altro titolo di cui ho apprezzato lo sforzo implicito di narrare la Preistoria è Endless Winter, un gioco che mette al tavolo da 1 a 4 persone e che tenta, seppur in maniera non esplicita, di narrare una preistoria americana durante un’ era glaciale. Endless Winter non ha una definizione territoriale ma se provassimo ad ambientarlo potremmo collocarlo nell’ attuale New Mexico, un territorio di enormi laghi che fanno da cornice alla mega-fauna della zona: Mammuth, bradipi terricoli giganti, grandi lupi, tigri dai denti a sciabola. Piccoli insediamenti capannicoli sono circondati da sporadici tepee che, nel gioco, fanno posto a grandi capanne ogni volta che si esplorano territori adiacenti.
Il 10000 a.C. è un periodo in cui le società sono ancora di Cacciatori-raccoglitori, vivono di caccia ma cercano di sviluppare una forma embrionale di allevamento. In una società preistorica le mansioni sono specializzate e Edless Winter riporta queste specializzazioni su carte che rappresentano Sciamani, Esploratori, Cacciatori, individui esperti nella scheggiatura della pietra.
Insomma, un gioco destinato ad un pubblico con un po’ di esperienza ludica sulle spalle, che non vuole essere didattico-preistorico ma che lo è più di quanto immagina.
Tornando a giochi un po’ più approcciabili dal grande pubblico, come non citare Paleo un gioco che, non solo è ambientato durante un (generico) Paleolitico, ma che è anche stato creato da Peter Rustemeyer che di professione fa l’ archeologo. Una caratteristica, quest’ ultima, che si nota nella scelta delle illustrazioni sulle carte, dalla difficoltà di sopravvivenza all’ interno di un clan che deve lottare per restare in vita e nutrirsi, dalla pittura rupestre che decreta la vittoria dello scenario che si affronta. Paleo è arrivato sul mercato come un fulmine a ciel sereno per chi ama la preistoria, è stato un gioco che ha avuto la volontà di narrare la preistoria cercando di farla conoscere attraverso una meccanica di cooperazione in cui chi gioca deve cercare di aiutare per sopravvivere alle insidie di una natura difficile da domesticare ma, nel contempo, esplora, crea, scopre e si specializza in diversi ambiti, come quello artigianale e religioso.
Cito inoltre in ultimo, ma solo per comparsa sui nostri tavoli, Mesos. Un titolo che, pur non avendo alcune caratteristiche tipiche del periodo trattato, come la microlitica, ha fatto scoprire al mondo del gioco il Mesolitico, un periodo preistorico che si colloca tra il Paleolitico Superiore e il Neolitico, spesso (sempre) non trattato in ambito scolastico.
La lettura, la conoscenza, la comprensione delle discipline preistoriche, sono lavori complessi, interdisciplinari. La Preistoria è forse ciò che più si avvicina ad una vera e propria indagine, che necessita di attenzione, dedizione e deduzione per essere capita, ma soprattutto di passione. Il gioco è un mezzo potentissimo, sfruttiamolo per sviscerare tutti gli elementi che caratterizzano la vasta stratigrafia preistorica, poiché attraverso essa è possibile conoscere le nostre origini, la nostra evoluzione, il nostro cammino come Genere Umano. La Preistoria abbatte le barriere culturali, unisce i popoli e le etnie. È fondamentale per capire chi siamo, da dove veniamo e che siamo connessi dallo stesso percorso evolutivo.
La Preistoria è un libro fatto di terra e pietra. Leggere queste pagine aprirà a nuovi mondi, sconosciuti, a visioni lontane ma al contempo familiari. Apre alla conoscenza di un mondo che, ancora oggi, calpestiamo senza prestare attenzione.
La Preistoria è vastità di conoscenza, unione di materia e spirito, è emozione pura. Fatevi travolgere da questa emozione, sporcatevi le mani, e scoprirete un mondo immenso.
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