Nella foresta di Sherwood: il mio primo assalto al mondo COIN

ESPERIENZE DI GIOCO

Nella foresta di Sherwood: il mio primo assalto al mondo COIN

di Riccardo Pallotta

C’è qualcosa di unico nel tuffarsi in un sistema di gioco che non hai mai provato prima, specie se quel tuffo avviene in un contesto così accogliente e stimolante come i LudoStoriCorner all’Odin LudoPub di Roma. Sabato 24 maggio scorso, complice la mia passione per la storia e per un personaggio che mi ha sempre affascinato (sono cresciuto vedendo e rivedendo il film Robin Hood – Principe dei ladri di Kevin Reynolds) ho avuto l’occasione di fare il mio battesimo del fuoco nel mondo dei giochi COIN (counter-insurgency). E non in punta di piedi, ma con l’elmo ben calato in testa con A Gest of Robin Hood, una delle più recenti incarnazioni del sistema, firmata GMT Games. Davide, la nostra guida, ci ha accolti con quel misto di entusiasmo e competenza che solo i veri esperti riescono a trasmettere senza risultare mai pedanti. Prima della partita vera e propria, ci ha preso per mano e ci ha spiegato, passo dopo passo, specialmente a me, le meccaniche che regolano questo affascinante gioco di insurrezione e potere. Non era un compito semplice: le regole non sono banali, ma Davide ha saputo mostrarcele come un ventaglio di possibilità, più che come una barriera da superare. La mappa, le carte evento, le azioni speciali, le ispezioni reali: tutto prendeva forma davanti ai nostri occhi, e ogni dettaglio trovava il suo posto nel disegno generale. Avevamo davanti un mondo che simula il conflitto fra Ordine e Ribellione, tra l’autorità dello Sceriffo di Nottingham e la resistenza armata e teatrale di Robin Hood e dei suoi Allegri Compagni. Ed è così che, con il cuore un po’ in gola ma la voglia di giocare alle stelle, ho indossato l’uniforme dello Sceriffo, meritatamente dato che essendo arrivato in leggero ritardo il cappuccio del signor Hood era stato ovviamente preso dal mio avversario: Paolo. Devo ammettere che lo interpretava con una naturalezza che lasciava intuire una certa familiarità con le logiche del sistema COIN. Le prime mosse sono state caute, quasi da studio. Ma ben presto, Sherwood ha preso fuoco. Robin derubava le carovane (con una fortuna a tratti imbarazzante), sobillava i contadini, costruiva accampamenti nascosti tra le fronde. Io tentavo di reprimere il dissenso, mandare truppe a saccheggiare città, ricacciare l’anarchia nei boschi. Ma ogni mia mossa trovava una risposta elegante e incisiva. Due volte il Re ha fatto la sua ispezione. Due volte ho pensato di potermi riorganizzare, contare le merci caricate e trovare una traiettoria per la vittoria. E invece, al terzo atto, proprio come in un dramma elisabettiano, Robin ha sferrato l’assalto finale. Un tripudio di azioni combinate che hanno fatto impennare la Giustizia verso il suo versante ribelle, lasciando l’Ordine a leccarsi le ferite. Il risultato? Una sconfitta netta, direi quasi teatrale. Ma non mi sono sentito sconfitto. Anzi. Il gioco mi ha travolto con il suo sistema e la sua tematizzazione. C’è qualcosa in A Gest of Robin Hood che va oltre la vittoria o la sconfitta: è un’esperienza immersiva, in cui ogni turno è un piccolo atto di un dramma più grande. Alla fine, ho riposto i materiali nella scatola con la soddisfazione di chi ha vissuto – anche solo per un paio d’ore – una storia vera.

Uno sguardo al sistema COIN: equilibrio tra libertà e controllo

A Gest of Robin Hood è l’ultima evoluzione del sistema COIN (counter-insurgency), una famiglia di giochi storicamente densa, nata nei circoli più esperti del wargaming ma che oggi cerca una maggiore accessibilità. Questo titolo, grazie all’ambientazione universalmente riconoscibile del mito di Robin Hood, si propone come porta d’ingresso perfetta per chi vuole avvicinarsi al genere. Il gioco è profondamente asimmetrico: Robin Hood agisce nell’ombra, seminando dissenso e costruendo reti clandestine. Lo Sceriffo, invece, punta sul controllo diretto, sulla forza, sulla pressione economica e territoriale. Le azioni si dividono in tre livelli: da quelle rapide e leggere (che garantiscono l’iniziativa) alle manovre più complesse e costose che, se ben pianificate, possono ribaltare una situazione. Le carte evento, diverse a ogni round, aggiungono una dose di imprevedibilità che simula il caos degli eventi storici. La traccia che determina la vittoria è quella tra Ordine e Giustizia, e ogni azione, anche se indiretta, contribuisce a far pendere l’ago della bilancia. Non è un gioco in cui fai un punto e vinci: è un sistema in cui crei le condizioni per agire, o per impedire all’avversario di farlo. Questo crea una tensione sottile ma continua. Il gioco, pur con una certa rigidità strutturale, lascia ampi margini di esplorazione strategica, soprattutto per chi ama le sfide ad ampio respiro e non disdegna un pizzico di alea, data dai dadi da tirare negli scontri e dalle stesse carte evento di ogni ballata.

La mia personalissima opinione dopo questa prima partita

A Gest of Robin Hood è stato, per me, una scoperta entusiasmante. La sconfitta finale non ha smorzato minimamente il piacere di aver esplorato un mondo di gioco così ricco e narrativo. Mi ha colpito in particolare l’equilibrio tra la struttura rigida dei turni e la libertà operativa concessa al giocatore: ogni mossa sembrava parte di un piano più grande, anche quando, come nel mio caso, quel piano veniva scompaginato da un Robin fin troppo fortunato. Mi è piaciuta anche la gestione delle risorse, la tensione tra agire subito o prepararsi per dopo, e il modo in cui il gioco simula non solo un conflitto armato, ma anche una lotta ideologica e culturale. Nonostante le sue ambizioni storiche e le meccaniche derivate da titoli più complessi, Gest riesce a mantenere una sua leggerezza che lo rende avvicinabile anche da neofiti del genere COIN, pur non essendo mai banale. Ora che ho attraversato la foresta di Sherwood, non posso che guardarmi intorno con occhi nuovi. Il mondo COIN mi fa meno paura, e mi incuriosisce di più. Chissà, magari la prossima volta non sarò lo Sceriffo… ma qualcuno che tende agguati tra gli alberi.

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