Nights of Fire: Battaglia per Budapest

PROVATO PER VOI

Nights of Fire: Battaglia per Budapest

di Giorgio Urbani

“Nights of Fire: Battaglia per Budapest” di David Turczi (già game designer di Voidfall e Nucleum) e Brian Train (per gli appassionati di COIN è il game designer di giochi come A distant Plain e Colonial Twilight) immerge i giocatori nella drammatica e disperata seconda settimana della Rivoluzione Ungherese del 1956, precisamente tra il 4 e il 7 novembre. Il gioco si presenta come il secondo capitolo di Days of Ire:Budapest 1956 (sempre di Turczi), focalizzandosi sul ritorno dell’Armata Rossa nella capitale ungherese con l’intento di reprimere brutalmente la rivolta: per i difensori ungheresi non si tratta di una lotta per la vittoria militare convenzionale, ma di una ostinata battaglia per la sopravvivenza e per infliggere un costo morale e politico all’oppressore sovietico.

E’ ovviamente un conflitto profondamente asimmetrico dove i giocatori (da 1 a 2) che controllano i Rivoluzionari Ungheresi lottano contro forze soverchianti con obiettivi molto chiari ma assai difficili: resistere il più a lungo possibile, ritardare l’avanzata sovietica, disabilitare le unità nemiche e, soprattutto, aiutare quanti più civili possibile a fuggire dalla città. La loro vittoria non si misura sul campo di battaglia, ma nella capacità di erodere il prestigio sovietico attraverso la fuga dei civili e la resistenza prolungata, trasformando una sconfitta militare in una vittoria morale agli occhi del mondo. Dall’altra parte, la fazione Sovietica (controllata da un giocatore in modalità “Conflitto” o da un sistema automatico in solitario) punta a spezzare il morale degli insorti eliminandoli, arrestando i civili prima che fuggano e stabilendo guarnigioni nei punti chiave della città per soffocare la resistenza.

Il regolamento offre due modalità di gioco distinte. La modalità “Konev” (uno dei più grandi generali della WWII realmente chiamato a schiacciare sul nascere la ribellione ungherese con l’operazione Turbine) permette un’esperienza in solitario o cooperativa per 1-2 giocatori, dove i partecipanti collaborano per resistere all’assalto gestito da un mazzo di carte dedicato che simula le sue decisioni. Questa modalità è quella con cui ho giocato io.

La modalità “Conflitto”, invece, introduce la competizione diretta (per 2-3 giocatori), con un partecipante che assume il ruolo del comandante sovietico, pianificando attivamente la repressione, mentre gli altri gestiscono la difesa ungherese. Entrambe le modalità possono essere giocate in versione Base (quella che ho giocato io) o Avanzata, quest’ultima introduce maggiore profondità strategica e rigiocabilità con regole aggiuntive, come abilità speciali per alcuni insorti (medico, dimostrante) e carte Obiettivo per il giocatore Sovietico.

Le meccaniche di gioco ruotano attorno alla gestione delle carte e al controllo del territorio sulla mappa di Budapest, divisa in distretti. I giocatori rivoluzionari utilizzano un sistema basato su Punti Operazione (chiamati Ops) derivanti dalle carte giocate (da 1 a 3 per ogni turno) per eseguire azioni. Queste includono il movimento dei combattenti, il complesso tentativo di far fuggire i civili (il cui costo in Ops diminuisce con la presenza di insorti nel distretto), la costruzione di barricate per ostacolare i sovietici, ed azioni offensive come l’Imboscata o l’Attacco diretto che faranno guadagnare “Momentum” necessari a ridurre il prestigio sovietico alla fine del round. In caso di Attacco diretto c’è il rischio di subire un contrattacco sovietico, determinato dal lancio di un dado e influenzato dal livello di Prontezza, che può portare al ferimento o all’eliminazione dell’insorto attaccante.

La gestione delle unità sovietiche differisce significativamente tra le due modalità. Io ho giocato alla versione “In modalità Konev”, dove l’IA sovietica agisce tramite un mazzo dedicato e un lancio di dado, seguendo priorità specifiche per colpire i distretti considerati a “più alta minaccia” (basandosi su un ranking in base al numero dei Civili, numero di insorti, etc etc).

Piccolo appunto personale: sarà che i giochi “tridimensionali” come Brivido, Risiko, Heroquest, Starquest e altri simili hanno avuto un impatto fondamentale sulla mia formazione come giocatore, ma ho una vera e propria passione per i giochi “Dudes on a map” e i loro “cugini”, i wargame a blocchi (come in Nights of Fire).Credo che questa tipologia di gioco sia un modo efficace e coinvolgente per rappresentare la nebbia di guerra, l’incertezza e la tensione che caratterizzano le situazioni di conflitto. Inoltre, trovo esteticamente appagante vedere le mappe di gioco popolate da miniature o blocchi, che rappresentano le unità militari schierate sul campo di battaglia proprio come in un Quartier Generale (Figura 3).Infatti, un elemento chiave del gioco è la gestione dell’informazione nascosta: le specifiche abilità degli insorgenti ungheresi (locali e combattenti) e il valore dei civili non sono sempre noti alla fazione sovietica (specialmente in modalità Conflitto), aggiungendo un livello di incertezza. Il flusso di gioco è scandito in round, ognuno composto da fasi ben definite: Pesca carte, preparazione tattica, arrivo di rinforzi (dal secondo round), operazioni (il cuore dell’azione con turni alternati), aggiustamenti (dove si verificano prestigio, morale e condizioni di fine partita) e manutenzione (reset delle unità e avanzamento del tempo). Il gioco prosegue per un massimo di 10 round o fino a quando non si verificano le condizioni di fine partita, come l’azzeramento del morale ungherese, l’azzeramento del prestigio sovietico, o la resa volontaria (la scelta che ho fatto durante la partita) o automatica degli Ungheresi. Il regolamento è arricchito da numerose note storiche (sono rimasto particolarmente colpito dal fatto che esistano pochissime foto di quell’evento, perché i sovietici le usarono per perseguitare molte persone) e dell’autore, che forniscono un contesto profondo agli eventi rappresentati e alle scelte di design, sottolineando le difficoltà nel tradurre una situazione così sbilanciata in un’esperienza di gioco avvincente.“Nights of Fire” è un wargame tematico intenso e impegnativo, che cattura la tragicità e la disperazione della resistenza ungherese. Turczi e Train sono riusciti a creare un’esperienza di gioco profonda e ricca di decisioni difficili, adatta sia a chi cerca una sfida competitiva tesa sia a chi preferisce un’esperienza cooperativa o in solitario contro un’IA ben strutturata (ed implacabile, proprio come furono i sovietici e Konev stesso).

     

 

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